bdsm
Ludovico
Kimboy74
11.04.2026 |
784 |
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"Il suo corpo tradiva la mente: il bruciore si trasformava in un piacere proibito, il suo cazzo si indurì contro la sua volontà..."
Ludovico aveva diciotto anni quando decise di emigrare in Canada, spinto dal sogno di diventare un imprenditore di successo. Alto e magro, con un fisico slanciato che non aveva mai attirato relazioni serie – troppo concentrato sulle sue ambizioni per fidanzarsi – salì su un aereo diretto verso un'opportunità che sembrava perfetta. Un suo amico, già lì da mesi, gli aveva procurato un lavoro in una fattoria rurale, promettendo un inizio solido per la sua avventura nordamericana.Atterrato a Toronto, Ludovico prese un taxi che lo portò attraverso strade sempre più isolate, fino a una zona di campi nevosi e boschi silenziosi. Il suo telefono vibrava con messaggi dell'amico, ma man mano che il segnale si indeboliva, le risposte si fecero sporadiche. 'Sto arrivando', scrisse Ludovico, ma non ottenne replica. Il taxi lo lasciò davanti a un cancello arrugginito di una fattoria isolata, con il contatore che ticchettava impietoso. Pagò e scese, bussando al cancello chiuso. Nessun movimento, nessun suono se non il vento gelido che ululava tra gli alberi spogli.
Aspettò ore, il sole tramontò presto, portando con sé un freddo tagliente che gli penetrava nelle ossa. Provò a chiamare l'amico, ma la batteria del telefono cedette all'improvviso, lasciandolo al buio. Esausto e tremante, si accovacciò contro il cancello, avvolgendosi nel cappotto troppo sottile. Il sonno lo colse come una benedizione, un oblio nero contro il gelo.
Si risvegliò con un calore avvolgente, il crepitio di un fuoco che gli riempiva le orecchie. Era sdraiato su un tappeto logoro davanti a un camino acceso, coperto da una coperta ruvida di lana. Una donna di colore, robusta e imponente, con curve generose e un seno enorme che tendeva la camicia logora, era seduta accanto a lui. Parlava in una lingua gutturale, incomprensibile, parole che rotolavano come sassi in un torrente. Gli accarezzò il viso con mani callose, un tocco gentile che contrastava con la sua stazza. 'Brodo', disse in un inglese approssimativo, porgendogli una ciotola fumante di pollo. Ludovico, ancora confuso e con il corpo indolenzito dal freddo, sorseggiò il liquido caldo, sentendo la vita tornare nelle vene.
'Bagno', continuò lei, indicandogli una porta in fondo alla stanza. 'Congelamento vicino.' Ludovico annuì, grato, e seguì le sue indicazioni in un bagno primitivo: una vasca di metallo piena d'acqua tiepida, illuminata da una lampada a olio. Si spogliò tremando, immergendosi nell'acqua che sciolse il ghiaccio dalle sue membra. Lavò via la sporcizia del viaggio, ma quando uscì, non trovò asciugamani. Si asciugò alla meglio con la camicia umida, poi si riavvolse nella coperta e tornò verso il camino.
Lì, oltre alla donna, c'erano due uomini enormi, muscolosi come tori, con barbe folte e occhi duri. Parlavano tra loro nella stessa lingua strana, ridendo di qualcosa che Ludovico non capiva. 'Chi siete? Dov'è il mio amico?' chiese, ma loro lo ignorarono, squadrandolo come un pezzo di carne. Il cuore gli balzò in gola. Pensò che potessero essere il proprietario e suo fratello, forse un malinteso sul lavoro. Ma l'atmosfera si fece pesante quando i due si avvicinarono, afferrandolo per le braccia.
Prima che potesse reagire, gli misero un collare di cuoio intorno al collo, pesante e freddo, con una catena che tintinnò mentre lo trascinavano in un angolo della stanza. 'La tua cuccia', grugnì uno di loro in un inglese rotto, indicando un pagliericcio sporco in una nicchia buia, come per un cane. Gli strapparono la coperta di dosso, lasciandolo nudo e tremante. La donna si avvicinò, le sue mani grasse che gli palpavano il corpo. Si chinò dietro di lui, separandogli le natiche con dita esperte. 'Vergine', annunciò soddisfatta, infilando un dito nel suo culo stretto, verificando la sua innocenza anale. Ludovico gridò, dimenandosi, ma la catena lo tenne fermo.
Entrò un terzo uomo, anziano e curvo, con una tunica logora e una strana corona di metallo sulla testa, come un prete fasullo in un rituale pagano. 'Pronto per il sacrificio?' chiese con voce rauca, gli occhi che brillavano di follia. Non era un prete, solo un impostore in quel gruppo misterioso. Ludovico scosse la testa, terrorizzato, ma non servì.
I due uomini tornarono, completamente nudi ora, i loro cazzi eretti e grossi come avambracci, venosi e pulsanti. Uno di loro gli ficcò in bocca un anello di gomma, un costrittore che gli forzò le mascelle aperte, impedendogli di chiuderle. La saliva gli colò dalle labbra, e lui mugolò inutilmente. La donna versò olio sul suo corpo, massaggiandolo sulla pelle pallida, facendolo luccicare come una vittima unta. Poi, con vasellina fredda, lubrificò il suo culo, spingendo due dita dentro per aprirlo.
Il finto prete fu il primo. Si slacciò la tunica, rivelando un cazzo curvo e nodoso, e lo spinse nella bocca aperta di Ludovico. 'Succhialo', ordinò, afferrandogli i capelli e scopandogli la gola con spinte ritmiche. Ludovico soffocò, gli occhi lacrimanti, mentre il sapore salato gli invadeva la bocca. Dietro di lui, uno dei due uomini enormi si posizionò, il cazzo enorme che premeva contro il suo buco vergine. Spinse dentro senza pietà, rompendo la resistenza con un bruciore lancinante. Ludovico urlò intorno al cazzo in bocca, il corpo che si contraeva in agonia.
L'uomo lo fotteva con forza, le palle che sbattevano contro le sue natiche, ogni affondo che lo dilatava di più. 'Stretto, fottutamente vergine', grugnì l'uomo, accelerando. L'altro aspettava il turno, accarezzandosi il cazzo. La donna, con il seno enorme che ondeggiava, filmava tutto con un telefono vecchio, ridendo mentre zoomava sul viso contorto di Ludovico e sul suo culo che si apriva.
Il dolore iniziale si mescolò a qualcosa di strano, un calore che si diffondeva nel suo corpo. Il cazzo nel culo lo riempiva completamente, sfregando contro punti che non sapeva esistessero. Il finto prete gli veniva in bocca, schizzi caldi che gli colavano in gola, costringendolo a ingoiare. Poi si ritirò, e l'altro uomo prese il suo posto in bocca, mentre il primo continuava a pompare nel culo.
Cambiarono posizioni: uno lo prese da dietro, l'altro lo costrinse a inginocchiarsi e lo scopò in bocca. Ludovico, incatenato e collare al collo, non poteva opporsi. Il suo corpo tradiva la mente: il bruciore si trasformava in un piacere proibito, il suo cazzo si indurì contro la sua volontà. 'No... ahh...', mugolava, ma presto i gemiti cambiarono. 'Ancora... più forte...', gridò quando il secondo uomo entrò nel suo culo, dilatandolo ancora di più. godeva, il corpo che tremava di estasi forzata, il culo che si contraeva intorno ai cazzi invasori.
Fu una settimana di inferno e paradiso distorto. Ogni giorno, lo incatenavano alla cuccia, nudi e unti, e lo usavano. I due uomini lo fottevano a turno nel culo, spingendo dentro e fuori con violenza, facendogli schizzare il precum dal suo cazzo inutilizzato. Il finto prete gli riempiva la bocca, venendo sulla sua lingua. La donna filmava, a volte unendosi per palpargli le palle o percosso il suo corpo sudato. Ludovico urlava all'inizio, poi implorava: 'Cazzo, sì! Ancora nel culo!'. Il suo buco, un tempo vergine, ora era sveglio, affamato, che pulsava per ogni penetrazione. Veniva senza toccarsi, il seme che schizzava sul pagliericcio mentre loro lo riempivano di cum caldo, che colava dalle sue natiche.
Gang bang improvvisati: i tre uomini lo prendevano insieme, uno in bocca, uno nel culo, l'altro che gli strofinava il cazzo sul petto. La donna dirigeva, ordinando posizioni, zoomando sui dettagli – il cazzo che entrava e usciva dal suo culo rosso e gonfio, le labbra tese intorno all'asta in bocca. Ludovico perse il conto degli orgasmi forzati, il piacere che lo travolgeva nonostante il terrore.
Una mattina, si svegliò nudo davanti al cancello della fattoria, la catena rimossa, il corpo indolenzito ma illeso fisicamente. Il suo amico era lì, furioso. 'Dove cazzo eri? Hanno assunto un altro al tuo posto! Ti ho aspettato per giorni!' Ludovico, ancora sotto shock, lo fissò con occhi vuoti. 'Vaffanculo', sputò, raccogliendo i vestiti sparsi. Prese un altro taxi per l'aeroporto, volò di ritorno in Italia senza voltarsi indietro.
A casa, andò subito dal medico per test M.S.T. Sangue, urine, tutto. Per fortuna, i risultati furono negativi – pulito, miracolosamente. Fisicamente si riprese in fretta, il corpo giovane che guariva le abrasioni. Ma mentalmente, l'ombra rimase. Con il tempo, dimenticò l'orrore, la cattività, i volti di quella gente strana. Ma non il piacere. Quelle sensazioni – il pieno, il bruciore che diventava estasi, i gridi di 'ancora!' – tornavano nei sogni, un segreto sporco che lo eccitava nel buio della notte.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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